F.A.Q.

Quale professionista scegliere?

Psicologo o psicoterapeuta? Counselor o coach? Psichiatra o Neurologo? Sessuologo? Un aiuto per chiedere aiuto.

faqUn bel giorno della nostra vita, può capitare che tutti gli sforzi fatti fino a quel momento per “stare bene”, non reggano più il peso di un disagio che si fa strada sempre più prepotentemente dentro di noi.

A volte si tratta di una reazione a qualcosa che è accaduto senza che noi potessimo farci niente, facendoci sentire impotenti, arrabbiati e tristi, come la perdita di una persona cara, una malattia, l’abbandono della persona amata, un licenziamento…

Altre volte, sentiamo solo che abbiamo perso la voglia di vivere e l’entusiasmo per le piccole cose, sostituiti da un senso di noia e di frustrazione.

Altre volte ancora la sessualità  non va come ci aspetteremmo, oppure cala il nostro desiderio verso il partner.

Sentiamo, allora, la necessità  di rivolgerci a qualcuno che abbia le giuste competenze per poterci dare una mano a superare questo malessere e a ritrovare la serenità  perduta.

Ma qual’è la persona giusta per noi?

Esistono molte figure di aiuto in ambito medico, psicologico e di vita in generale e non sempre è chiara la distinzione tra una e l’altra.

Vediamole insieme una per una per capire meglio a chi rivolgersi per risolvere i propri disagi.

Chi è lo Psicologo?

Bencini J. Valter

è una persona che utilizza le sue competenze professionali per accompagnarti nell’esplorazione e comprensione di te stesso e/o dei tuoi eventuali dubbi, difficoltà , disagi e preoccupazioni.

è una persona che utilizza le sue competenze professionali per accompagnarti nell’esplorazione e comprensione di te stesso e/o dei tuoi eventuali dubbi, difficoltà , disagi e preoccupazioni.

Lo psicologo non può prescrivere farmaci, ma può aiutarti attraverso colloqui di sostegno, consulenze, tecniche di rilassamento, ecc.

Il percorso di studi dello psicologo consiste in:

– laurea in psicologia;

– tirocinio pratico post laurea di almeno 1 anno;

– superamento dell’esame di stato per l’abilitazione alla professione;

– iscrizione all’albo professionale degli psicologi sezione A (nella sezione B si può iscrivere chi ha conseguito la laurea junior dopo 3 anni di studi, ma non può dirsi psicologo nè esercitare la professione di psicologo);

Senza aver svolto tutte queste tappe non ci si può definire psicologo per la legge è un’esercizio abusivo della professionalità.

Chi è lo Psicoterapeuta?

Lo psicoterapeuta è uno psicologo o un medico che si è specializzato in psicoterapia dopo una scuola, riconosciuta dallo Stato, di almeno 4 anni

Lo psicoterapeuta è uno psicologo o un medico che si è specializzato in psicoterapia dopo una scuola, riconosciuta dallo Stato, di almeno 4 anni (più un tirocinio pratico professionalizzante oltre all’obbligo di avere a sua volta intrapreso un cammino come paziente di psicoterapia individuale ).

L’intervento dello psicoterapeuta è più profondo di quello dello psicologo e può durare molto più a lungo proprio perchè va a lavorare su dinamiche più antiche.

Anche lo psicoterapeuta (ad esclusione dei medici) non può somministrare farmaci.

Non tutte le psicoterapie sono uguali: esistono metodi, anche molto diversi tra loro, che hanno alla base tecniche specifiche che si riferiscono ad un particolare modello di riferimento.

Il percorso di studi dello psicoterapeuta consiste in:

– laurea in psicologia o medicina e chirurgia;

– tirocinio pratico post laurea di almeno 1 anno;

– superamento dell’esame di stato per l’abilitazione alla professione;

– iscrizione all’albo professionale degli psicologi o medici con aggiunta alla sezione degli psicoterapeuti;

– tirocinio professionalizzante contestuale al corso di specializzazione;

– diploma di specializzazione presso una scuola di psicoterapia di almeno 4 anni riconosciuta dallo Stato.

Senza aver svolto tutte queste tappe non ci si può definire psicoterapeuti e per la legge è un’esercizio abusivo della professionalità.

Chi è lo Psichiatra?

Lo psichiatra si occupa delle malattie mentali e, in quanto medico, può intervenire farmacologicamente sui disturbi psichici ponendo maggiore attenzione al sintomo e alla sua risoluzione.
Lo psichiatra si occupa delle malattie mentali e, in quanto medico, può intervenire farmacologicamente sui disturbi psichici ponendo maggiore attenzione al sintomo e alla sua risoluzione.A seconda dell’approccio che segue, lo psichiatra, può anche intervenire a livello psicologico o lavorare con altri professionisti della salute mentale.Il percorso per diventare psichiatra consiste nel superare le seguenti tappe:

  • laurea in medicina e chirurgia;
  • tirocinio pratico post-laurea;
  • superamento dell’esame di stato per l’abilitazione alla professione;
  • iscrizione all’albo professionale dei medici chirurghi;
  • specializzazione in psichiatria;
  • tirocinio professionalizzante.

Solitamente si rivolge allo psichiatra chi:

  • ha bisogno di un supporto farmacologico per superare un momento particolarmente difficile (meglio se contestualmente a una psicoterapia);
  • soffre di gravi disturbi mentali (psicosi, schizofrenia, disturbo bipolare, ecc);
  • soffre di disturbi mentali che richiedono una terapia farmacologica.

Chi è il Neurologo?

Il neurologo è un medico specializzato in neurologia e si occupa delle patologia legate al Sistema Nervoso Centrale, al Sistema Nervoso Autonomo e al Sistema periferico somatico
Fino agli anni 70, la figura del neurologo e quella dello psichiatra, erano unite sotto il termine di neuropsichiatra ma, anche in seguito alla riforma inspirata da Franco Basaglia, vennero distinte in due specializzazioni con oggetti di studio differenti: Neurologia e Psichiatria.
Il percorso per diventare neurologo consiste nel superare le seguenti tappe:

  • laurea in medicina e chirurgia;
  • tirocinio pratico post-laurea;
  • superamento dell’esame di stato per l’abilitazione alla professione;
  • iscrizione all’albo professionale dei medici chirurghi;
  • specializzazione in neurologia;
  • tirocinio professionalizzante.

Si rivolge al neurologo chi soffre di patologie come le seguenti:

  • morbo di Parkinson;
  • morbo di Alzheimer;
  • Sclerosi multipla;
  • ictus;
  • cefalee;
  • epilessia;
  • malattie neuromuscolari;
  • tumori e malattie cerebrovascolari;
  • paralisi;
  • distonie;
  • lesioni o malformazioni del sistema nervoso in genere

Chi è il Counselor?

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Il counselor svolge attività  di counseling che viene così definito: un intervento informativo, esplicativo e di supporto finalizzato non tanto a trovare soluzioni, ma a far sì che il cliente mobiliti le proprie risorse per convivere meno dolorosamente con la propria situazione di vita reale nel quotidiano».
Il counselor si occupa di orientamento, sostegno, sviluppo delle potenzialità  del cliente promuovendone atteggiamenti attivi, propositivi e stimolando le capacità  di scelta.
Attraverso l’ascolto attivo ed empatico, si occupa di problemi non specifici (prendere decisioni, miglioramento delle relazioni interpersonali) e contestualmente circoscritti (famiglia, lavoro, scuola).
Attualmente non è una professione regolamentata e quindi non prevede un percorso formativo obbligatorio.

Chi è il Coach?

Il coach svolge attività  di coaching ai propri clienti che vengono chiamati “cochee”.
Il coaching come “una strategia di formazione che, partendo dall’esperienza di ciascuno, si propone di operare un cambiamento, una trasformazione che possa migliorare e amplificare le proprie potenzialità  per raggiungere obiettivi personali, di team e manageriali.
Il coach ha, generalmente, le capacità, la motivazione la competenza e l’esperienza per “allenare” i propri clienti sulle materie che insegna e per dimostrare loro i benefici e i potenziali risultati che potrebbe raggiungere.
Nel coaching, il presupposto è che ogni persona possieda delle potenzialità latenti che il coach tirerà fuori insegnando al cliente come utilizzarle per raggiungere i propri obiettivi.
A differenza del counselor, che è più una figura legata all’ascolto, il coach è più un allenatore sul campo della vita che offre al cliente gli strumenti che gli permetteranno di rafforzare la propria efficacia e la propria prestazione.
Il coaching non può essere utilizzato come terapia sostitutiva in caso di patologie psichiche particolari o legate a disturbi della personalità.
Attualmente, in Italia, il titolo di “coach” non ha valore legale e non vi sono albi professionali a cui iscriversi.

 

Chi è il Sessuologo?

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Il sessuologo è lo specialista che si occupa di sessuologia nei diversi ambiti applicativi della ricerca e dell’attività clinica.Il sessuologo è lo specialista che si occupa di sessuologia nei diversi ambiti applicativi della ricerca e dell’attività clinica. In un’accezione generale il termine può indicare qualsiasi figura medico-scientifica che operi nell’area della sessualità umana e della salute sessuale come l’andrologo o il ginecologo ma anche il sociologo o l’antropologo del comportamento sessuale.

Tuttavia è consuetudine che il titolo di sessuologo sia utilizzato sia nel linguaggio comune sia in quello scientifico per indicare la figura professionale dello psicologo psicoterapeuta formalmente specializzato in sessuologia e più specificamente definito sessuologo clinico o psicosessuologo. Il sessuologo è quindi prima di tutto uno psicologo o un medico specializzato e abilitato all’esercizio della psicoterapia dal proprio ordine professionale.
Ad oggi il servizio sanitario nazionale non prevede l’istituzionalizzazione della figura professionale del sessuologo clinico e non è dunque possibile per l’utente consultare il sessuologo nell’ambito dei servizi ambulatoriali offerti dalla sanità pubblica ma esclusivamente nell’ambito privato della libera professione. Oltre alle specifiche competenze riguardanti la dimensione psicologica e relazionale della sessualità, il sessuologo clinico necessita di un’adeguata conoscenza degli aspetti anatomici, fisiologici e fisiopatologici della risposta sessuale normale e delle sue possibili disfunzionalità.

Tale approfondimento è motivato sia dall’utilità di un inquadramento completo e multifattoriale dell’oggetto del suo intervento, sia dal frequente lavoro di équipe con figure mediche nella diagnosi e nel trattamento di numerose problematiche sessuali (Ginecologo, urologo, andrologo etc). La terapia sessuale prevede il suggerimento all’individuo e/o alla coppia di specifici momenti esperienziali (mansioni sessuali) da vivere nel privato, al di fuori delle sedute, utili ad una rielaborazione pratica degli schemi emotivi e comportamentali alla base del problema sessuale.

Risposte tratte da http://www.psicologiabenessere.it/psicologo-o-psicoterapeuta-counselor-o-coach-psichiatra-o-neurologo-un-aiuto-per-chiedere-aiuto/ e http://it.wikipedia.org/wiki/Sessuologo, parzialmente modificate.

Quanto dura una psicoterapia?

Per la terapia individuale (per la terapia di coppia, di gruppo, familiare e sessuologica rimando alla voce specifica del sito sulle Terapie) per quanto riguarda la durata, il discorso è variegato. In alcune situazioni, su obiettivi molto ristretti, possono bastare pochi incontri. Nella maggior parte dei casi però, dove si vuole un cambiamento profondo e duraturo, è necessario un lavoro che può investire due/tre anni. Talvolta è necessario più tempo, che si valuta dal tipo di problema e dal suo radicamento nella struttura profonda del paziente. La frequenza dei miei incontri è generalmente settimanale e non di due, tre o anche quattro incontri a settimana come talvolta viene richiesto in altre forme di psicoterapia.

Quanto dura una seduta di terapia?

Si va dai 50 minuti della terapia individuale , di coppia e sessuale all’ora e mezza/due delle terapie di gruppo o ala lettura dell’albero psicobiogenealogico. Questa regola prima di tutto permette al professionista di organizzare la propria agenda in maniera precisa, dando appuntamenti in modo che non si accavallino mai; inoltre fornisce al paziente un “contenitore” preciso, che ha un inizio e una fine già  stabiliti; infine permette una certa “disciplina” per quanto riguarda la puntualità della persona, la quale, se non arriva all’orario prefissato, vede diminuire il tempo a sua disposizione.

C’è la possibilità  di scegliere la frequenza degli incontri?

In genere è richiesto un incontro settimanale e più raramente una minore frequenza. In ogni caso, pur facendo parte del contratto iniziale terapeuta-paziente, spetta al terapeuta valutare, secondo il proprio orientamento diagnostico, la frequenza delle sedute.

Perchè la terapia funzionale-corporea?

Ho fatto questa scelta perchè credo che esista una “memoria corporea”. Il corpo ha immagazzinato al proprio interno messaggi e ricordi importanti. Sappiamo dagli studi scientifici che il “verbale” incide pochissimo nei processi comunicativi (soltanto per un 7%). Tutto il resto è non verbale (i movimenti del corpo, la postura, la gestualità , le espressioni e le microespressioni facciali) e paraverbale (tono della voce, ritmo, velocità  di parlata). Sappiamo anche che il corpo presenta meno resistenze e difese al cambiamento per cui agire sul respiro, o sulla postura diviene un atto terapeutico con cui fare emergere emozioni che talvolta il solo processo verbale non riesce a focalizzare a causa di possibili resistenze. Sull’emozione sorta si potra poi lavorare a livello verbale e consapevolizzare.

Si paga una seduta disdettata?

E’ uno degli elementi che vengono stabiliti nel contratto iniziale terapeuta-paziente. La seduta viene riscossa esclusivamente se la disdetta arriva nelle 24 ore che precedono la terapia, eccettuato impedimenti di gravità  particolare che possono intercorrere e saranno valutati singolarmente da caso a caso.

Posso detrarre dalla dichiarazione dei redditi le spese sostenute per una psicoterapia?

Si. Le spese sostenute per sedute di psicoterapia, purchè appositamente documentate, possono essere portate in detrazione al capitolo “Spese mediche e sanitarie” in misura del 19%, fino ad un tetto massimo di € 15493,71 all’anno. “Appositamente documentate” significa che il terapeuta deve rilasciare apposita fattura attestante l’importo della sua tariffa, i suoi dati fiscali e quelli di iscrizione all’Albo Medici (nel mio specifico caso). Non si possono infatti detrarre spese di sedute svolte con persone non regolarmente iscritte all’Albo dei Medici o degli Psicologi. Va detto inoltre che, trattandosi di spese esenti da IVA in quanto sanitarie, le ricevute di importo superiore a € 77,47 devono recare anche una marca da bollo da € 2.

Se vengo dallo psicoterapeuta sono matto o squilibrato?

Concetto di normalità

Chi è senza peccato scagli la prima pietra! Mai dato di matto a nessuno perchè non comprendevamo un comportamento assai diverso dal nostro? Ognuno di noi si è forse sentito dire – Tu sei pazzo – quando una scelta che avevamo operato non veniva compresa dagli altri. Non sono per le divisioni nette e non divido perciò il mondo in “matti” e non “matti”, perchè tutti nella nostra vita prima o poi siamo stati matti agli occhi di qualcuno. Direi invece che lo psicoterapeuta può aiutare a comprendere se un dato comportamento, messo in atto in una particolare situazione, è funzionale per il benessere della persona oppure le causa malessere. La psicoterapia può indubbiamente aiutare a comprendere i meccanismi che ci portano ad agire in una maniera non sana per la nostra vita e per il nostro benessere psicologico. Su questa base, quindi, chiunque, in un determinato momento della sua vita, può trovare beneficio nell’aiuto di uno psicoterapeuta, senza per questo essere etichettato come “matto”.

Uno Psicoterapeuta somministra i farmaci?

Ancora oggi esiste una profonda confusione rispetto alle diverse professionalità  che si occupano del benessere mentale. Lo psicologo o uno psicoterapeuta non somministra dei farmaci a meno di non aver conseguito una laurea (e ovviamente la successiva abilitazione) in medicina. Personalmente potrei somministrarli essendo Medico Chirurgo prima che Psicoterapeuta. Preferisco però e soltanto in casi particolarissimi ed eccezionali che rispondono a certi inquadramenti psicodiagnostici, inviare la persona da uno psichiatra per valutare la necessità  di un supporto di tipo farmacologico.

Posso affrontare qualsiasi argomento in seduta?

Ogni psicoterapeuta è tenuto a mantenere il riserbo più assoluto su quanto viene detto e condiviso in seduta. Egli è tenuto a rispettare il Codice Deontologico ed il Segreto professionale compresi i limiti stessi del segreto professionale Art. 622 del C.P.)

Perchè la lettura dell’albero psicobiogenealogico?

Le generazioni che precedono il soggetto, con le loro storie, le loro dinamiche, lasciano un’impronta psichica, che può essere assimilata ad una gabbia, che non siamo coscienti e consapevoli di possedere. La lettura dell’albero permette di evidenziare l’origine certa, intima e genealogica del disagio.Per l’inconscio compiere un’azione realmente o attraverso una rappresentazione simbolica ha la stessa valenza. Questo principio è sfruttabile per la terapia, che diviene oltre che atto medico, un atto creativo e artistico. La lettura dell’albero porta a risultati estremamente rapidi sul disagio, può essere svolto indipendentemente dal fatto di essere in terapia ma, allo stesso tempo, non esclude che la persona sia partecipe di cammini psicoterapeutici o sessuologici individuali e di coppia. E’ un mezzo in taluni casi risolutivo, in altri integrativo di altri percorsi di guarigione.